Sommario:
Pantelleria 1990
Grecia 2003
da Trapani a Formentera 2004-2005
Pantelleria
1990
1990
"Pantelleria lascia al viaggiatore che la raggiunge dal mare un sentimento di inadeguatezza e disperato bisogno di fuga.
Sarà la sua roccia nera, ruvida, porosa; sarà il suo forte e inesplicabile bagliore; sarà il calore profondo e il contrasto dei colori di cielo e di mare…, ma il viaggiatore che vi giunge da nord si sente spiazzato, superfluo, preda di un incantesimo che lo trasforma e lo vincola senza salvezza apparente.
Nella sera, dopo aver perduto conoscenza e aver dimenticato, apparentemente per sempre, ogni propria provenienza, l’isola lascia la sua presa per la prima volta, e un’aria leggera percorre salvifica i polmoni del viaggiatore esangue già rassegnati a un triste enfisema di vita."
Simone Perotti
Dal diario di bordo del "Gaia 2":
In navigazione da Malta a Gibilterra
Equipaggio: Luigi e Michela
Meta finale :
S.Salvador de Bahia (Brasile)
Data: Domenica 10 Ottobre 1990
Ore : 16,00 - barometro a 1020 mb.
Condizioni:
Vento moderato da S - SE - tutte le vele, velocità di bolina larga 4 nodi
Annotazioni:
Il radar mostra il segnale dell'Isola di Pantelleria a circa 16 miglia.
Ore: 17,00 barometro a 1015 mb.
Relazione:
Grandi nuvole nere si addensano da Ovest con incredibile rapidità, il barometro continua la sua caduta precipitosa, si fa’ di colpo buio, bolle luminose esplodono in cielo
La radio di bordo strilla un frenetico avviso di burrasca lanciato, ormai troppo tardi, da una stazione Meteo costiera. Ci siamo accorti da soli di essere incappati in un tipico temporale autunnale, molto frequente nel Canale di Sicilia.
Il vento, ora, arriva a raffiche violentissime, scrosci d'acqua si abbattono sulla superficie del mare che pare una pentola in ebollizione, siamo circondati dai lampi, che in un effetto "stroboscopico" da discoteca c’illuminano a giorno.
Alle prime avvisaglie del cattivo tempo, avevo già ridotto la velatura (trinchetta e randa di mezzana) e predisposto le catene per scaricare elettricamente l'albero a mare, la trinchetta ora si é lacerata e sbatte impazzita, non ci rimane che ammainare tutto, e completamente senza vele cercare i governare la barca per tenerci il vento e il mare di poppa.
Anche così, premendo unicamente sull’attrezzatura e la capottina, il vento riesce ad imprimere alle tredici tonnellate del "Gaia 2" spinte che ci fanno raggiungere gli otto nodi!
Due ore dopo, quando ormai è notte, tutto si calma appare qualche stella tra gli squarci delle nuvole, e ricompaiono anche le luci di via delle numerose navi cargo che trafficano questa rotta.
Il mare ora è molto confuso e reso ancora più fastidioso dalla quasi totale mancanza di vento; issiamo la randa per stabilizzarci e a motore riprendiamo, bagnati e stanchi, la nostra rotta verso Ovest.
Alle prime luci, siamo al traverso dell'Isola di Pantelleria che emerge lucida di verde dalle brume dell'alba.
L'impressione che si può ricevere da una costa, o ancora maggiormente da un'isola, é molto differente se vi si sopraggiunge di giorno, dal largo, avvistandone da lontano il profilo, e vedendolo vieppiù definirsi con il diminuire della distanza, piuttosto che se la si raggiunge durante la notte.
Con l'oscurità la presenza della costa vicina è segnalata dapprima dai fari, quando esistono, a volte dall'immagine elettronica del radar, se se ne dispone, poi dalle luci sulla costa o disseminate lungo i rilievi.
Se si è sottovento, si può percepire l'odore delle terra, oppure udire il frangere della risacca, più aspro e sonoro quello rimandato dalle scogliere, più morbido quello degli arenili, ma l'isola rimane ancora incognita e misteriosamente celata dall'oscurità.
Con il sopraggiungere della luce dell'alba la costa sembra, allora, emergere dal nulla; un'attimo prima era una percezione quasi solamente mentale, ora è una realtà visiva con i suoi colori, i contorni, gli oggetti (fari, villaggi, case sparse, piccole barche.....), la vegetazione e tutti i segni che individuano visivamente un determinato luogo e lo differenziano dagli altri.
Fu in questo modo che m'apparve per la prima volta l'isola di Pantelleria:
Alta - verde - lucide lave nere che si gettavano nell'acqua in forme contorte - il bianco segno architettonico del faro di Punta Spadillo - una costa aspra - dura - inospitale - non sembrava esserci vita, eppure nella notte avevo chiaramente visto tante piccole luci disseminate lungo il poco percettibile profilo dell'isola.
Diverse volte ero transitato vicino a Pantelleria, e guardando le piccole luci ammiccanti, mi domandavo sempre come dovesse essere l'isola, come fossero i suoi abitanti e che cosa facessero, ma la necessità, o li desiderio, di macinare miglia su miglia mi avevano sempre dissuaso dal farvi scalo.
Ora si presentava la giusta occasione, eravamo stanchi, avevamo lacerato una vela, ed una sosta con almeno un'intera notte di sonno s'imponeva, volgemmo quindi la prua verso il porto di Pantelleria.
Quando m'apparve l'abitato del paese di Pantelleria, rimasi fortemente deluso e perplesso, arrivando dalle Cicladi ero abituato alle "Scala" (il borgo sul porto), che appaiono, sempre come precisi gruppi di parallelepipedi imbiancati a calce, qua e là ravvivati dall'azzurro intenso di serramenti e pergolati, conclusi attorno al visibile approdo.
Qui neppure le lenti del binocolo rilevano la posizione del porto, ma evidenziavano piccole case bianche e scalcinate, palazzi a più piani dal verde all'ocra sporco, la severa massa scura di pietra di una sorta di "mastio" medioevale e nessuna visibile traccia dell'ingresso al porto!
Ci avvicinammo quindi con cautela e perplessità (la sosta a Pantelleria, non era mai stata prevista, non disponevamo, quindi di piani particolareggiati del porto), l’ingresso era difficile, ma ci venne in aiuto un radioamatore locale, che pazientemente ci guidò, via radio, tra secche, resti di moli fenici affioranti, assoluta mancanza di segnalazioni, all’interno del porto
Il sole era ormai alto quando gettammo l'ancora nel "Porto Nuovo", tra le due uniche barche a vela presenti.
Una gentile signora, scese dalla goletta di ferro, a cui ci affiancammo, e prendendoci la cima di poppa ci salutò:
"Ben venuti a Beirut!"
Saluto veramente insolito, ma guardandomi attorno, ne capii immediatamente il significato!
Il panorama che si presentava ai nostri occhi non era, certo, dei più edificanti, il porto, chiaramente incompleto, sembrava abbandonato in fretta e furia dai suoi costruttori, che avevano disseminato qua e là ogni sorta d’attrezzo e di macchinari arrugginiti.
Percorrendo il breve tratto di strada che separa il porto nuovo dal paese, c’imbattemmo in alcune officine ammassate da rottami, carcasse di barche sfasciate, sporcizia, cani randagi, auto circolanti, nonostante apparissero, in avanzato stato di rottamazione.
Il paese vero e proprio non era da meno, con i segni ancora visibili dei danni provocati dai bombardamenti, e quelli ancora più gravi arrecati dalla pessima architettura, tipica del dopoguerra italiano, che disseminò, qui come altrove, il territorio di palazzi brutti, quanto insulsi e privi di qualsiasi dignità.
Anticamente il borgo di Pantelleria doveva essere molto bello e caratteristico, costituito da case in pietra a due piani con la copertura a cupola, arroccate attorno al Castello Aragonese, e divise tra loro da una fitta rete di stradine, cosi da costituire una vera e propria "casbah".
FOTO DI PANTELLERIA
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| La mia casa di Pantelleria, come la trovai (1990) e come la lasciai (2003) |
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| Gettata del Porto Nuovo (2002) |
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| Faro di Punta Spadillo |
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| Tetti in tufo |
| Il Jonathan, nel Porto Nuovo (2002) |
Nell'estate del 2003 abbiamo fatto una breve crociera per provare la barca ed anche perché desideravo rivedere, dopo dieci anni la bella isola di Kithira, a sud del Peloponneso.
La mitologia ci dice che qui nacque Venere!
- In rosso la rotta di andata, in blu quella di ritorno.
- Siamo partiti il 15 luglio da Pantelleria e vi siamo rientrati il 10 Settembre.
- Sono state percorse circa 1500 miglia
- Meteo buono fino a Cefalonia, poi una burrasca da NW. nel primo tratto da Cefalonia a Siracusa, seguita da un fronte temporalesco da SW., quindi nubifragi tra Siracusa, Porto Palo e Licata.
- Nessuna avaria a bordo, se si esclude la rottura del frigorifero!
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| La rotta percorsa |
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| Casa torre nella penisola del Mani dito centrale del Peloponneso |
La Penisola del Mani è il "dito di mezzo" del Peloponneso.
E' caratterizzata da costruzioni fortificate in pietra, isolate o raggruppate a formare veri e propri castelli
I "Manioti" discendono direttamente dai "Laconi" (gli antichi Spartani), sono una popolazione dura come la loro terra e la loro architettura.
Ultima delle popolazioni del Peloponneso a convertirsi al cristianesimo,
non si sottomisero a nessuna dominazione, neppure a quella Turca.
Fino alla metà dell'ottocento tra le loro principali risorse economiche vi fu la pirateria.
L'organizzazione sociale era a "Clan", ogni casa-torre era luogo di vita e di difesa per i membri del "Clan".
Pare fossero di poche parole...appunto "laconici"..
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| Ancoraggio di "Fungos Rock" a Gozo arcipelago Maltese |
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| cisterna a Kithira, assolutamente simile a quelle di Pantelleria! |
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| Kithira, e vista dell'isolotto " Ovo" |
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| Gli amici Paolo e Camilla, hanno fatto buona pesca! |
Siamo partiti a Giugno da Trapani, dove avevamo trascorso l'inverno occupandoci di attrezzare compiutamente il Jonathan per il viaggio.
La crociera è terminata in Novembre a Formentera, dopo aver navigato lungo la costa orientale della Sardegna, la Corsica e Minorca.
Colpiti dalla magia di Formentera vi siamo rimasti fino a Maggio del 2005, con un breve rientro in Italia.
Principali lavori fatti a Trapani
I lavori, di controllo ed adeguamento durarono cinque mesi.
Oltre ad un’accurata verifica di tutte le parti della barca, effettuammo numerose modifiche
e miglioramenti, in particolare:
- Radar .
- Computer di bordo a 12 volt con cartografia digitale.
- Radio rice-trasmittente SSB con modem per ricevere ed inviare mail e ricevere file Grib di previsione meteo.
- Nuovo autopilota elettrico.
- Pannelli solari, generatore eolico e generatore a scoppio (in seguito aggiungemmo anche un generatore a trascinamento).
- Sostituzione di alcune sartie e di tutte le manovre correnti.
- Nuovo yankee, nuova trinchetta, revisione delle della randa principale e di quella di rispetto, con l'aggiunta della terza mano di terzaroli, e calza per l'MPS (quest'ultimo poi lo useremo ben poco!)
- Tender e relativo motore fb. -
Non tralasciammo migliorie ed abbellimenti degli interni per renderli più funzionali ed accoglienti.
Immagini.
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| Varo a Trapani . 2004 |
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| durante i lavori a Trapani |
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| Cavalieri sardi |
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| Piazza di Carloforte Sardegna |
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| Arrivo a Minorca Baleari |
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| Brigantino a Port Mahon Minorca |
| Minorca |
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| Riflessi a Formentera |
| Faro a Formentera |
| Spiaggia invernale Formentera |
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| Silvia fa uno spuntino in navigazione |
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| Chiesa fortificata Formentera |




















